
Il Decreto Legislativo 8 novembre 2021, n. 196, ha recepito in Italia la Direttiva SUP (Single Use Plastic Directive) introducendo, tra l’altro, il divieto di immissione nel mercato di agitatori per bevande in plastica.
Tale divieto si limitava ai prodotti in plastica monouso, non quindi riutilizzabili. Negli anni successivi sono stati prodotti imballaggi in plastica vietati dalla SUP (piatti, posate, palette) ma con una certificazione di riutilizzabilità sulla base della norma tecnica europea UNI EN 12875-1.
Il Governo Italiano, nel mese di marzo 2025, ha inviato alla Commissione Europea una proposta di regola tecnica per la definizione dei requisiti di
riutilizzabilità degli imballaggi in plastica (tra cui le palette per il Vending) destinati ad entrare in contatto con gli alimenti.
Tale proposta, in relazione alle palette per la Distribuzione Automatica, prevede che abbiano un rapporto peso/lunghezza superiore a 0,5 grammi per centimetro. Questa grammatura impedisce, di fatto, la fabbricazione di una paletta per il Vending.
La proposta italiana è stata inserita nella cosiddetta “Procedura Tris” che prevede che gli Stati membri notifichino alla Commissione UE i progetti di regole tecniche o di modifica di una regola tecnica, prima che siano adottati nella legislazione nazionale. La notifica di un progetto di regola tecnica ha come effetto l’apertura di un periodo di status quo di tre mesi, il quale, in questo caso, scadrà il 2 luglio 2025, nel corso del quale la Commissione stessa e gli altri Stati membri potranno esprimere le proprie osservazioni sul tema.
Confida, attraverso l’EVA, l’Associazione Europea del Vending, ha inviato le proprie osservazioni che sono state pubblicate sul sito della procedura “Tris”. Qualora la proposta italiana fosse approvata si applicherebbe dopo 180 giorni.
Abbiamo fatto il punto della situazione con Evelina Milano, CEO della NI.SI. S.r.l. storico produttore di palette per il Vending.
Evelina chiariamo subito un concetto: cosa si intende per paletta “reuse”?
La paletta reuse è una paletta che può essere riutilizzata più volte in seguito a lavaggio in lavastoviglie. Questa caratteristica è stata testata in laboratorio.
Sembra, però, che sia pronta a un’altra nuova stretta su questo tipo di paletta…
L’obiettivo di chi ha proposto i nuovi requisiti tecnici, di primo acchito sembra quello di voler regolamentare la plastica riutilizzabile. In realtà non è altro che un modo per farci smettere definitivamente di produrla. I pesi previsti sono circa quattro volte quelli di una paletta normale: siamo alla stregua di un cucchiaio. Paradossalmente la quantità di plastica utilizzata viene aumentata: il che non ha alcun senso. Inoltre questo passaggio comporterebbe problematiche di costi e di gestione per le imprese del Vending, obbligando i loro ARD a più passaggi nelle aziende clienti: con gli spessori richiesti, in una palettiera ci stanno, infatti, meno palette.
Oggi la paletta riutilizzabile resta quella più affidabile per il Vending?
In quanto erede della vecchia paletta di plastica, indubbiamente. Il riscontro che abbiamo dai nostri clienti parla chiaro: non ci sono segnalazioni di problemi. Fuor di metafora, il “pesce puzza dalla testa”, l’errore di tutta questa vicenda sta a monte.
In che senso?
È stato sbagliato includere le palette di plastica nel monouso da bannare, equiparandole a stoviglie e posate. Le palette avrebbero dovuto essere considerate un articolo tecnico come i bicchieri, in quanto le loro caratteristiche specifiche e igieniche le rendono uniche e indispensabili per il corretto inserimento nei distributori automatici. Non tutta la plastica che c’è al mondo può essere sostituita da qualcos’altro.
Non mi stupirei se tra qualche tempo uscisse uno studio a dimostrare che inquiniamo più ora, con le nuove palette, causando un’impronta di carbonio superiore a prima. L’Unione Europa ha giustamente voluto affrontato un problema, quale è l’eccesso di consumo di plastica, ma lo ha fatto con un divieto, senza offrire alternative e soprattutto senza valutarne le reali conseguenze. Ha indebolito una fetta di industria italiana, spalancando le porte all’importazione extra-europea e non parlo solo di palette. L’Europa può anche adottare comportamenti “virtuosi”, ma se non lo fanno pure gli altri continenti non andiamo molto lontano.
A questo punto, quale potrebbe essere, secondo lei, la soluzione meno impattante per voi produttori e per i gestori del Vending?
Non giriamoci troppo intorno. Come costi, disponibilità e provenienza della materia prima, la soluzione migliore resta la plastica. Ogni produttore ha fatto le proprie valutazioni e ha scelto determinate soluzioni alternative, ma sono tutte impattanti vuoi per la provenienza, vuoi per la loro natura. Plastica bio, legno, carta: hanno degli svantaggi di costi e di gestione nei distributori. Sta al gestore scegliere quella che è più affine alle proprie esigenze e fare affidamento ai propri fornitori abituali.
Quali sono i prodotti di punta che oggi NI.SI. propone sul mercato?
Noi offriamo, nella nostra ampia gamma di misure e soluzioni di confezionamento, la paletta in legno di betulla, selezionata, igienizzata e confezionata nel nostro stabilimento di Villa Guardia. Il nostro legno è certificato FSC, quindi proveniente da foreste gestite in modo corretto e responsabile, in vista anche della prossima entrata in vigore del Regolamento EUDR che avrà lo scopo di regolamentare l’immissione nell’Unione Europea di determinati prodotti, tra cui il legno, per contrastare e ridurre la deforestazione e il degrado ambientale.
Chi si rivolge a NI.SI. sa di avere un partner affidabile e di qualità, coma racconta la nostra storia dal 1978.
Siete riusciti a superare le criticità legate al legno nei distributori?
Il legno è un materiale 100% naturale e flessibile per cui certe sue caratteristiche, non potranno mai essere del tutto eliminate. In questi anni, grazie ai riscontri chiesti e ricevuti da fornitori e dai gestori, abbiamo indubbiamente migliorato la qualità del prodotto che offriamo, con selezioni sempre più performanti sia all’origine del processo che in fase di confezionamento in azienda.
Smetta, per un attimo, l’abito di amministratore della NI.SI. e assuma quella del consulente. Quali consigli pratici darebbe ai gestori per non farsi trovare impreparati di fronte ai prossimi cambiamenti normativi?
Lo so che ora gli operatori stanno tirando un sospiro di sollievo con il riutilizzabile, e ne sono ben contenta, ma, a mio avviso, i primi che dovrebbero far sentire di più la loro voce, oltre a noi produttori, dovrebbero essere proprio loro. È necessario essere uniti per battagliare a favore della plastica, per lo meno nel campo dell’automatico. Ciò andrebbe fatto a prescindere dal fatto di rivolgersi ai propri fornitori di fiducia per provare a trovare le soluzioni più accettabili.
Il confronto è la cosa più importante: serve a noi produttori per risolvere eventuali problematiche e offrire un servizio più qualitativo. Abbiamo imparato tanto parlando con gli ARD, che sono i primi a vivere e gestire le situazioni tecniche, ma anche con i fabbricanti di distributori.
Quale appello si sente di lanciare alla politica e alle associazioni di categoria per salvaguardare un settore piccolo ma che rappresenta un’eccellenza del Made in Italy?
Il mondo della Distribuzione Automatica deve capire che cosa vuol fare da “grande”, dato il periodo di rallentamento del business dovuto alla difficile situazione economica, al cambiamento del modo di lavorare delle persone e all’aumento dei costi delle materie prime. Può ancora dire la sua nel fuori casa ma deve trovare e utilizzare un linguaggio più incisivo. Solo così potrà dare una mano anche a noi “palettari”.
Sulla politica invece stendo un velo pietoso. Nel 2018/2019, quando stava uscendo il regolamento SUP, sono stata in prima linea per provare a salvare la plastica monouso nel Vending. Ho scritto e telefonato ai politici, sia del Parlamento italiano che a Bruxelles, e le mie iniziative sono uscite su alcuni giornali. Purtroppo quei pochi che mi hanno dato riscontro, hanno espresso un interesse sempre e solo di circostanza. Le associazioni di settore hanno fatto qualche tentativo in più, ma non è mai stato sufficiente.
Alla politica di oggi non interessa più il destino del Vending, contano di più altre questioni.
Una parola di speranza e conforto per colleghi e gestori?
Con più decisione si potrebbero ottenere risultati migliori, ma la titubanza sembra essere una caratteristica assodata in tutte le situazioni: basta guardare più in alto a quello che succede nel mondo.