a cura di Francesco De Santis
Trenta distributori automatici dello stesso modello acquistati con un unico ordine, ma installati e interconnessi in momenti diversi. Su ciascuno telemetria, sistemi di pagamento, rendiresto e altre periferiche. Alcuni componenti arrivano insieme alla macchina, altri vengono acquistati separatamente. E i distributori finiscono, naturalmente, in sedi differenti. Per un’azienda del Vending è la normale gestione di un parco macchine. Quando però lo stesso investimento entra nella disciplina dell’Iperammortamento 2026-2028, quelle che normalmente sono scelte operative diventano anche questioni tecniche e documentali: come censire le singole macchine? Come trattare telemetria e sistemi di pagamento? Cosa succede se i distributori vengono installati a distanza di mesi?
COSA PREVEDE LA NORMATIVA?
Il nuovo Iperammortamento può rappresentare un’opportunità importante per rinnovare e digitalizzare il parco distributori. La misura, infatti, torna alla logica della maggiorazione del costo fiscalmente ammortizzabile. Per gli investimenti completati dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, la maggiorazione è pari al 180% per la quota fino a 2,5 milioni di Euro, al 100% per la quota oltre 2,5 e fino a 10 milioni e al 50% per la quota oltre 10 e fino a 20 milioni.
La sfida, però, non è soltanto verificare i requisiti tecnici: occorre mantenere coerenti, per ogni macchina, configurazione, componenti, entrata in funzione, interconnessione, documentazione e comunicazioni GSE. La procedura, inoltre, prevede una comunicazione preventiva, una conferma entro 60 giorni dall’esito positivo del GSE con il raggiungimento del 20% del costo di acquisizione di ciascun bene e, dopo il completamento e l’interconnessione, una o più comunicazioni di completamento entro il 15 novembre 2028.
30 MACCHINE UGUALI NON SONO “UN SOLO BENE”
Secondo l’impostazione tecnica prevalente nell’ambito del Vending, se un’impresa acquista 30 distributori dello stesso modello non è necessario pensare a 30 comunicazioni preventive distinte. Le macchine possono rientrare nella stessa pratica riferita alla medesima struttura produttiva, ma ciascun distributore deve restare autonomamente identificabile.
Due macchine identiche possono infatti essere installate e interconnesse in date diverse. Marca, modello, matricola, codice bene GSE, costo e date rilevanti devono quindi poter essere ricostruiti senza ambiguità. Per parchi numerosi può essere utile una matrice che colleghi, per ogni distributore, codice GSE, matricola, componenti, ordini, fatture e date.
TELEMETRIA E SISTEMI DI PAGAMENTO: COSA ENTRA NELL’INVESTIMENTO?
Moduli telemetrici, rendiresto, lettori di carte, accettatori di banconote e altre periferiche possono essere componenti funzionalmente integrate nella vending machine. Il fatto che siano valorizzati separatamente in fattura, però, non significa automaticamente che debbano essere trattati come beni autonomi; allo stesso modo, la loro presenza nella stessa fattura non basta da sola a renderli agevolabili.
Il criterio operativo è quello di guardare alla configurazione concreta, alla funzione svolta e al trattamento contabile. Se un sistema di pagamento è parte integrante del distributore e il costo è correttamente ricondotto al cespite, può concorrere al costo dell’investimento.
Diverso è il caso dei canoni di telemetria o connettività: trasmissione dati, accesso a piattaforme o assistenza restano normalmente costi per servizi.
Anche l’impiego di un modulo telemetrico già utilizzato richiede attenzione. Secondo l’orientamento tecnico elaborato nel confronto con CONFIDA, può essere impiegato per realizzare l’interconnessione di una macchina nuova, purché il suo costo non venga incluso nel nuovo investimento agevolato e sia garantita la tracciabilità tra modulo e matricola. In assenza di FAQ ufficiali dedicate al Vending, queste valutazioni restano suscettibili di aggiornamento in presenza di successivi chiarimenti MIMIT o GSE.
INTERCONNESSA SÌ, MA DAVVERO
Nel Vending la telemetria è spesso ciò che rende possibile il dialogo tra macchina e sistemi aziendali. Ma l’interconnessione non può essere ridotta a un collegamento formale. Accendere un distributore, collegarlo per un breve periodo e poi spegnerlo lasciandolo in magazzino al solo scopo di anticipare l’agevolazione non rappresenta una corretta impostazione. Il bene deve entrare effettivamente in funzione e l’interconnessione deve essere reale e documentabile.
Diverso è il caso di una macchina regolarmente entrata in funzione e interconnessa che resti temporaneamente inattiva. L’assenza di vendite non esclude di per sé il requisito se il distributore è collegato, raggiungibile e in grado di scambiare i dati previsti.
Telemetria e interconnessione devono quindi essere caratteristiche operative della macchina, non adempimenti da ricostruire alla fine.
UNA SEDE, TANTI DISTRIBUTORI
I distributori operano normalmente presso sedi di terzi: aziende, ospedali, scuole, enti pubblici. Questo non significa automaticamente che ogni luogo di installazione costituisca una struttura produttiva autonoma del gestore.
Nel parere tecnico predisposto per CONFIDA e sottoposto al MIMIT (nel momento in cui scriviamo siamo in attesa di una conferma da parte del Ministero) è stata adottata una lettura sostanziale: se da una sede vengono organizzati il parco distributori, la logistica dei rifornimenti, le manutenzioni e il monitoraggio remoto, quella sede può essere ricondotta alla struttura produttiva dalla quale viene gestito il servizio. La valutazione va comunque effettuata sul caso concreto.
INSTALLAZIONI A TAPPE: IL CALENDARIO CONTA
Nel Vending è normale acquistare gruppi di macchine e installarle progressivamente. La nuova procedura impone però di programmare anche il calendario documentale. Distributori analoghi per modello, tipologia e configurazione possono, in determinate condizioni, essere ricompresi nella stessa perizia.
Se l’impresa sceglie completamenti progressivi, man mano che le macchine vengono installate e interconnesse, anche la documentazione peritale dovrà essere coerente con le diverse tranche. La convenzione CONFIDA prevede infatti la possibilità di comprendere nella stessa perizia più beni analoghi quando possano essere esaminati secondo criteri tecnici omogenei. La scelta tra attendere il completamento dell’intero gruppo o chiudere progressivamente singoli blocchi incide sulla pratica GSE, sulla documentazione e sui tempi di fruizione. È quindi una decisione da prendere all’inizio, non alla fine.
CONFIDA: UNO SPORTELLO DEDICATO E UNA CONVENZIONE
Il nuovo Sportello Iperammortamento 5.0 consente a CONFIDA di raccogliere i quesiti degli associati e sviluppare risposte tecniche, FAQ, materiali informativi, webinar e momenti di approfondimento.
Un supporto utile proprio sulle fattispecie del Vending che non hanno ancora trovato risposta in chiarimenti ufficiali specifici. Il primo webinar dell’Associazione sul tema si terrà il 21 ottobre alle ore 11.
Accanto allo Sportello, CONFIDA ha definito una convenzione riservata agli associati, con il supporto tecnico-specialistico dello Studio INNOVING, per l’assistenza sui singoli investimenti.
Il servizio accompagna l’impresa dall’analisi preliminare e qualificazione dei beni alla verifica dei requisiti e della documentazione, dal confronto con fornitori e installatori alla verifica dell’interconnessione, fino alle comunicazioni GSE, al coordinamento con il revisore e alla perizia tecnica asseverata e giurata. L’obiettivo è evitare che il gestore arrivi alla fine con macchine già ordinate e installate e debba soltanto allora ricostruire come rappresentarle in piattaforma o documentarne i requisiti.
Nel Vending un programma di investimento può comprendere decine o centinaia di beni distribuiti sul territorio e messi in funzione in momenti diversi. Per questo l’Iperammortamento va letto non soltanto come un incentivo all’acquisto, ma come un percorso da organizzare macchina per macchina.
Ordine, acconto, componenti, entrata in funzione, interconnessione, comunicazioni GSE e perizia devono restare coerenti tra loro. L’opportunità c’è. La differenza la farà il modo in cui verrà gestita.
Per informazioni consultare il sito www.confida.com nell’apposita sezione o contattare direttamente l’Associazione.
NOTA SULL’AUTORE
L’Ing. Francesco De Santis, ingegnere industriale iscritto all’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, è professionista specializzato nei processi di innovazione tecnologica, trasformazione digitale, efficientamento energetico e finanza agevolata.
Da oltre 20 anni assiste PMI e grandi imprese distribuite sull’intero territorio nazionale nella pianificazione, valutazione tecnica e certificazione di investimenti innovativi, maturando una significativa esperienza nell’ambito delle misure dedicate all’Industria 4.0, alla Transizione 5.0, alla Ricerca e Sviluppo e all’Innovazione Tecnologica. A tale approccio contribuisce anche l’attività accademica svolta quale Docente universitario di Analisi dei Sistemi Finanziari.
Sul piano istituzionale ricopre l’incarico di Presidente della Commissione Innovazione Tecnologica dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, organismo impegnato nello studio delle tecnologie emergenti e delle politiche di innovazione applicate al sistema produttivo.
È inoltre iscritto negli elenchi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy quale Esperto in Innovazione Tecnologica nei settori industriali prioritari Industria intelligente e sostenibile, Energia e Ambiente, ICT e Microelettronica avanzata, nonché nell’Albo dei Certificatori del Credito d’Imposta Ricerca e Sviluppo, Innovazione Tecnologica istituito dal medesimo Ministero.