
Qunado una pizza automatica è oggetto di “scandalo” e polemiche. Ovviamente pretestuose. Da qualche giorno nell’iconico viale Ceccarini di Riccione, all’interno del villaggio natalizio, ha trovato posto una gustosa novità: la vending machine del brand Dino’s Pizza. Si tratta di un robot che impasta, farcisce e cuoce la pizza in tre minuti. Il macchinario è tutto italiano, unico al mondo, e il marchio è registrato a livello europeo. Il progetto è opera degli imprenditori Corrado Mastropierro, Pino Sassi e Chiara Morra. Accanto a Dino’s Pizza ci sono anche i distributori di caffè e bevande calde di Coffe Art, un altro marchio riccionese.
Dino’s Pizza impasta la farina al momento con un mixer. Ha una lievitazione immediata, l’impasto viene steso da una pressa, la base della pizza viene farcita con gli ingredienti da una mano che passa all’interno di un frigo e infine va in camera di cottura. A cuocerla ci pensano delle lampade a infrarossi incandescenti che arrivano anche a 400 gradi. Si può scegliere tra tre farciture: salamino piccante, prosciutto e pancetta. Inoltre, il robot fornisce le posate inscatolate. Le pizze che vengono sfornate non sono surgelate ma preparate e cotte al momento.
La casetta di Natale versione pizzeria ha subito fatto furore tra la gente, ma ha anche attirato l’attenzione e scatenato le ire di Confcommercio, Confesercenti e Confartigianato, che hanno preso posizione contro Dino’s Piazza dichiarando che “una pizza preparata da un robot in tre minuti non è coerente con la proposta dei mercatini natalizi di una zona turistica” e che “non è in discussione la libertà d’impresa, perché all’interno di un locale commerciale è lecito tutto ciò che rispetta le leggi (…), ma noi che tifiamo per l’artigianalità siamo preoccupati per l’avanzare di un’offerta che ammorba tradizione, cultura gastronomica e produzione artigianale.”. Non è stata risparmiata neppure una frecciata all’Amministrazione Comunale di Riccione.
I titolari di Dino’s Pizza si sono legittimamente difesi spiegando che “ci sentiamo denigrati. Non si può parlare di un semplice distributore. C’è uno studio che va avanti da 20 anni con tecnici e ingegneri italiani. Abbiamo una filiera di prodotti di qualità tutta italiana. Non vediamo quale possa essere il problema”.
In loro sostegno si è pronunciata anche Confida, che è intervenuta a supporto del Consorzio di via Ceccarini. “Si tratta di un commerciante come tutti gli altri che ha deciso di partecipare al villaggio natalizio di via Ceccarini – spiega Massimo Trapletti, Presidente di Confida – investendo a favore del proprio territorio e offrendo una modalità innovativa di preparazione della pizza creata con una tecnologia 100% Made in Italy. La macchina, che tra l’altro non è permanente ma posizionata solo per il periodo natalizio, è infatti progettata e fabbricata in Italia.”
“Pertanto, non comprendiamo – continua il Presidente di Confida – le critiche delle associazioni che dovrebbero difendere, e non attaccare, i propri commercianti. Tra l’altro, il pubblico in questi giorni ha dimostrato di apprezzare molto l’iniziativa, come testimoniano le lunghe file davanti al distributore e la sua viralità sui social media. Riteniamo che la macchina non arrechi danno agli esercizi commerciali di alimenti della via e che i cittadini e i turisti, se lo desiderano, siano liberi di optare per una pizza tradizionale cotta nel classico forno a legna.”
A corollario di questa situazione grottesca, riportiamo le parole usate da Confartigianato nel suo comunicato: “Sono questi sono i tempi che viviamo e tocca anche al sistema artigianale e commerciale scuotersi e innovare”. Insomma, chi polemizza ha già anche indicato la soluzione adatta per i propri problemi. Prima di perdere fiato in sterili controversie, anche il mondo imprenditoriale tradizionale, che si sente minacciato dalle nuove tecnologie, deve studiare e trovare il modo per evolvere verso i consumatori moderni. Non si vive di nostalgia..canaglia…