Il dottor Nicola Centra, Direttore Generale dell’azienda laziale di snack, leader nel Vending italiano, traccia un primo bilancio di questa fase di emergenza nazionale da Coronavirus e ci spiega come Forno Damiani stia già pensando alla ripartenza

 

Nicola Centra

Tutti i cambiamenti, anche i più inaspettati e traumatici, nascondono sempre delle opportunità. E la Distribuzione Automatica ha “in pancia” le competenze e gli strumenti per rilanciarsi anche dopo questa terribile pandemia. Ne è convinto il dottor Nicola Centra, Direttore Generale di Forno Damiani, che a valle di un’analisi del momento molto equilibrata e scevra di inutili esercizi di illusionismo prova a tracciare le linee che il Vending dovrà seguire nella “Fase-2”. Nulla sarà come prima, questo è chiaro. Ed è per tale motivo che l’azienda laziale, facendo leva sull’innovazione e la creatività che la caratterizzano da sempre, sta già studiando nuovi prodotti per il Vending del “dopo Covid-19” che conta di presentare al Venditialia 2020 a fine novembre.

Queste le dichiarazioni rilasciate dal dottor Centra alla redazione di VM.

 

Dottor Centra, come si è mossa Forno Damiani per fronteggiare l’emergenza Coronavirus?

Al pari di tutte le aziende “organizzate”, che avevano già pronto nel cassetto un protocollo procedurale per fronteggiare una situazione di crisi improvvisa, anche noi di Forno Damiani abbiamo attuato, sin dal 24 febbraio, il nostro “piano di emergenza” per mettere in sicurezza ancora maggiore tutti i lavoratori: misurazione temperatura corporea all’ingresso, nel mezzo e a fine turno; fornitura di DPI (guanti, mascherine e visiere); igienizzazione spogliatoi e docce con ingresso scaglionato; sanificazione delle postazioni di lavoro pre e post turno; distanziamento di circa 2 metri tra ogni operatore; raddoppiati i tempi dei già frequenti lavaggio mani e i dispositivi fissi di igienizzazione; annullamento drastico della mobilità interna da reparto a reparto e, per ultimo, ma non per importanza, un piano particolareggiato per l’eliminazione di qualsiasi contatto con l’esterno (trasportatori in ingresso e in uscita, fornitori e quant’altro).

Inoltre, abbiamo consegnato a ogni nostro collaboratore un opuscolo informativo “sulle regole di base” da seguire anche fuori dal lavoro e a casa per scongiurare al massimo il pericolo di contagio. Il tutto è avvenuto almeno 15 giorni prima che si muovesse l’intera macchina dello Stato.

Gli imprenditori italiani avveduti sanno bene che, alla fine, bisogna fare tutto da soli e se ti muovi per tempo e bene eviti di avere problemi che comunque ti dovrai poi risolvere senza aiuti esterni.

 

La vostra azienda è multicanale. Tanto Vending ma anche tanta GDO e tanto Retail. Questi mercati hanno reagito in modo differente all’esplodere dell’epidemia e con quali conseguenze?

Praticamente da subito c’è stato “uno shock commerciale” che si è abbattuto sul flusso regolare dei consumi, alterando significativamente per noi il peso dei vari canali distributivi a favore, solo apparentemente e inizialmente, della GDO.

Soprattutto l’annuncio, inopportunamente anticipato con un’assurda fuga di notizie, del DPCM “Io resto a casa”, oltre all’assalto dei treni per il Sud Italia ha mandato nel panico i consumatori che si sono riversati in massa nei supermercati. La giusta chiusura delle scuole, delle fabbriche, del commercio, degli uffici, dei bar e della ristorazione ha decretato inevitabilmente un “crollo” a danno anche del Vending e del Normal Trade.

In una situazione del genere è stato inevitabile, anche per Forno Damiani, ricorrere alla cassa integrazione.

 

Avete già quantificato le perdite di fatturato e ridefinito i budget?

Stiamo lavorando solo con la Grande Distribuzione e per le Private Label, quindi siamo al di sotto del 50% della nostra capacità produttiva. Ridisegnare i budget in una situazione del genere è un inutile esercizio, almeno fino al 4 maggio quando ci sarà un allentamento delle misure restrittive. Dopo di che occorrerà navigare a vista, considerando che la cosiddetta “Fase-2”, che dovrebbe coincidere con la graduale riapertura delle attività, sarà sicuramente “modulare” e scaglionata per aree geografiche e nel tempo.

Di certo “non sarà più come prima” e non terneremo alla situazione precedente, almeno non nel breve periodo. Sono cambiate tante cose, in primis non ci sono soldi in giro… e questo la dice tutta in chiave prospettica.

 

Ci conferma che il mercato alimentare è quello che ha risentito meno della crisi sanitaria?

Sì, ma solo per alcune categorie merceologiche di prima necessità; non di certo per i prodotti d’impulso come gli snack in generale.

 

Se dovesse rivolgere un appello pubblico a nome del mondo produttivo italiano, cosa chiederebbe al sistema bancario e alla politica in termini di garanzie alle imprese?

Il mondo produttivo italiano vorrebbe ripartire il più presto possibile, naturalmente “in sicurezza”, ma, come ho detto in precedenza, non sarà così. La riapertura sarà graduale. E, purtroppo, saranno in tanti a non riprendere le loro attività, anche “grazie” al sistema bancario così com’è strutturato nel nostro Paese e alla politica che “diserta” il Parlamento, percependo regolarmente gli stipendi, contrariamente a tutti gli altri lavoratori.

In una situazione di emergenza si risponde con strumenti di emergenza. Occorreva, già da “ieri”, un grande flusso di denaro e, in diversi casi, anche a fondo perduto. Sarebbe il momento giusto anche per sconfiggere la burocrazia e la corruzione, salvare l’Italia e farla ripartire nel modo giusto. Gli imprenditori e i manager hanno la competenza per “fare bene” e “il bene” delle imprese e dei lavoratori: nel nostro mondo hanno sempre contato e contano solo i risultati.

 

Il suo giudizio sull’operato del Governo Conte?

Quanto al Governo occorrerà tirare le somme a fine emergenza. Sicuramente sono partiti facendo grande confusione, anche se il tipo di emergenza non aveva precedenti. Vedremo come sapranno negoziare in Europa per portare a casa la liquidità che ci serve, e a condizioni accettabili, e come sapranno rendere efficiente la macchina statale e abbattere il malaffare per velocizzare la ripresa economica.

Se riuscissero a operare bene su questi versanti accetterei più volentieri anche le innumerevoli “task force” che si sono inventati (non a costo zero) per cercare di mettere insieme “le competenze” che servono per riprendere il cammino. Ho notato, non solo io ma, in primis, il nuovo presidente di Confindustria, che in questi gruppi di lavoro ci sono, però, troppi professori e pensatori ma nessuna presenza di imprenditori delle categorie economiche portanti del Paese…

 

Quale strategia ha scelto Forno Damiani per comunicare con la sua clientela in questa situazione così inedita?

La strategia di comunicazione che abbiamo scelto per stare vicino ai nostri clienti è fondamentalmente incentrata sulla fattiva collaborazione, tesa a risolvere, nel miglior modo possibile, i problemi emergenziali soprattutto sui pagamenti e gli stock di merce nei magazzini.

Più che i “proclami” i nostri clienti si ricorderanno, a fine pandemia, delle aziende che hanno realmente collaborato con i fatti, mosse dal principio che siamo tutti sulla stessa barca.

 

Pare chiaro che il Vending uscirà “sconvolto” dal Coronavirus. Come vede in prospettiva l’evoluzione della Distribuzione Automatica in Italia?

Sono dell’idea che i già noti processi di Merger&Acquisition proseguiranno, ma sono convinto anche della forza delle PMI indipendenti che sono capaci di muoversi benissimo nei loro territori d’appartenenza.

Ecco perché ribadisco l’importanza di immettere liquidità seduta stante sul mercato ed evitare opportunamente che domani siano imprese straniere a venire a fare shopping “a buon mercato” nel Vending italiano: un scenario che non si può escludere a priori.

 

Se e come cambierà la strategia commerciale di Forno Damiani verso il settore del Vending?

Come detto, la ripresa non sarà né facile, né veloce e nemmeno nel segno del “tutto come prima”; quindi i nostri progetti sono stati procrastinati a emergenza finita.

Di sicuro, però, Forno Damiani non si ferma e non rimarrà con le mani in tasca ad aspettare gli eventi. Il nostro reparto Ricerca&Sviluppo è funzionante ed è probabile che in occasione del prossimo Venditalia a fine novembre approfitteremo di questa importante vetrina per presentare alla clientela tutte le novità a cui stiamo alacremente lavorando da tempo.

 

Dottor Centra, per finire possiamo lanciare un messaggio realistico ma di speranza al settore?

Come tutti i cambiamenti, si possono sempre aprire delle opportunità. Il Vending, già nel momento della sua piena ripartenza, potrà contare ancora di più sull’istantanea erogazione di prodotti di qualità in “tutta sicurezza”, ben visibili, ben conservati e senza creare quelle lunghe che, inevitabilmente, continueranno a esserci davanti ai supermercati e ai bar.

Sono sicuro che i gestori, capaci come sono, sapranno cogliere, nel modo giusto, tutte le possibilità per aumentare l’alto contenuto di servizio che i distributori automatici possono offrire ai consumatori. Nonostante tutto, sono convinto che “Andrà tutto bene!”.

e.c.