Michele Amoruso

Il Vending. Un mondo che mi accompagna sin da quando ero bambino, perché era l’attività di famiglia: ne respiravo quotidianamente l’aria. Non mi perdo una fiera dagli Anni ’80: prima il MIDA, poi Venditalia. Ricordo che rimasi impressionato dal primo distributore connesso con la telemetria: credo fosse a Venditalia 2004. A quei tempi avevo appena iniziato a lavorare nel settore e pensavo a come, da lì a pochi anni, sarebbe cambiato il Vending. Finalmente, c’era una risposta tecnologica a semplici domande relative al distributore: “Sta funzionando?” oppure “Ha esaurito dei prodotti?” o ancora “Quanto ha venduto oggi?”. Col tempo mi sono accorto, però, che ero stato troppo fiducioso sulla dinamicità del settore, perché questa tecnologia  in realtà non decollava. La si incontrava solo nelle fiere, di fronte a Gestori che, tra il meravigliato e lo scettico, la etichettavano come un “giochino” per attirare visitatori allo stand.

Da allora sono passati 17 anni e la situazione potrebbe essere vicina a una svolta. Oggi abbiamo a disposizione le tecnologie abilitanti: reti di telecomunicazione wireless di vasta copertura, componenti elettronici miniaturizzati con consumo energetico limitato e risorse computazionali a basso costo; il cosiddetto “Internet delle Cose” (IoT) che permette di trasformare il distributore connesso in realtà.

Su 7 miliardi di esseri umani, circa 4,5 sono connessi alla Rete, insieme a 13 miliardi di dispositivi, che si prevede diventeranno 26 entro 5 anni*. Internet sarà sempre più una rete per far dialogare le macchine.

Ma nel nostro settore la realtà è ancora abbastanza sconfortante. Noi Gestori connettiamo i distributori solo quando si tratta di Vending pubblico, perché non presidiato, oppure per godere di sgravi fiscali. Tutto ciò senza convinzione, a macchia di leopardo, senza progetti di ampio respiro perché pensiamo che si tratti di aggiungere costi e processi a una “macchina” già complessa come una società di gestione.

Certo, connettere qualche distributore è meglio di niente, tuttavia mi chiedo: perché abbiamo dovuto attendere che anche il tostapane si potesse comandare dallo smartphone o da Alexa per iniziare a pensare che i tempi fossero maturi per connettere a Internet il fulcro del nostro business: il distributore automatico? Perché non possiamo più vivere un minuto lontani da social e chat ma troviamo normale che il Cliente ci chiami per dire che c’è un guasto o che il distributore ha esaurito i prodotti? O peggio, perché vogliamo a tutti i costi bruciare carburante per recarci a rifornire un d.a. che non ne ha bisogno? Sembra assurdo, ma le cose stanno così.

La pandemia ci ha fatto toccare con mano cosa significhi variare repentinamente il regime di funzionamento delle nostre Aziende. Chi è rimasto aperto a marzo e aprile 2020 ha visto crollare i ricavi e schizzare alle stelle i costi: in quei mesi avevamo perso totalmente il controllo dei nostri distributori.

Il d.a. connesso è la soluzione, ma richiede di abbattere alcuni dogmi: dai “giri fissi” di rifornimento alla conoscenza del Cliente appannaggio solo dell’ARD. Un modo di intendere il lavoro basato sull’esperienza soggettiva che ormai appartiene al passato: il futuro è nella conoscenza condivisa, prodotta da dispositivi che forniscono dati in tempo reale.

Non è facile cambiare il paradigma della Gestione per sfruttare al meglio la tecnologia e il sapere che essa genera, ma oggi abbiamo gli strumenti per passare dal “mondo del pressappoco” all’“universo della precisione”, come già preconizzava lo storico della scienza, Alexandre Koyré, in un saggio del 1967.

Avremo la voglia e il coraggio di cambiare? L’evoluzione è la chiave per evitare l’estinzione.

 

Michele Amoruso

Amministratore Delegato Orasesta Spa

 

*Fonte Ericsson “IoT connections outlook”