In tutti i frangenti c’è chi vince e c’è chi perde, accade in qualsiasi situazione, anche nel caso della devastante pandemia di COVID-19. In questo caso, nel mercato del caffè, a vincere sono due colossi di settore, ovvero Starbucks e Nestlè, che, dopo la rimozione del lockdown, hanno visto crescere significativamente le loro quote di mercato.

La riduzione della richiesta di caffè ha indotto un calo del 26% nelle quotazioni dell’arabica durante questa prima metà del 2020, ma, se è vero che i piccoli produttori hanno fortemente risentito della contrazione della richiesta, lo stesso non vale per i due big di settore, che, in quanto tali, hanno una capacità di resistenza alle avversità del mercato decisamente maggiore.

L’analisi è stata realizzata da James Watson, analista presso Rabobank, che spiega: “Potremmo dover assistere alla chiusura di numerosi bar, quando ci sarà la riapertura definitiva: si creerà un po’ di vuoto nel mercato di settore, ma le grandi realtà, grazie a un accesso immediato alla vendita al dettaglio, potranno colmare questo gap. Le chiusure potrebbero essere molte e ai consumatori non resterebbero poi molte opzioni, in fascia alta”.

Nestlè non ha commentato, ma già a fine aprile i vertici della società affermavano che essere a mercato nel corso di questa pandemia è un onere enorme: “…vogliamo offrire assistenza tempestiva e pragmatica ai nostri partner di servizi di ristorazione per aiutarli a superare la crisi e aiutarli a riavviare il business” (Francois-Xavier Roger, direttore finanziario di Nestlè).

Incoraggianti anche le dichiarazioni di Kevin Johnson, CEO di Starbucks, che spiega come le vendite della società si stiano riprendendo mentre il settore del caffè si muove verso una potenziale normalizzazione. Starbucks prevede di riaprire il 90% delle sue caffetterie negli USA entro giugno anche se la maggior parte delle stesse sarà orientata al take away. “Nell’ultima settimana abbiamo recuperato circa il 60-65% delle vendite dei negozi degli Stati Uniti…”.

Supermarket

Al momento i consumatori stanno acquistando il caffè per il consumo domestico e questo aiuta i produttori come Nestlè, anche se il consumo domestico, per quanto possa aumentare, non sarà mai in grado di compensare la perdita nell’intero settore alimentare: questo è quanto afferma Judy Ganes, presidente di J. Ganes Consulting, che sottolinea come il recupero non sarà affatto rapido.

Posti di lavoro

Le stime della società di consulenza Challenger, Gray&Christmas indicano che il solo settore della ristorazione potrebbe perdere 7,4 milioni di posti di lavoro. Una situazione grave confermata anche da Massimo Zanetti, torrefattore con sede in Italia e con asset in Europa, USA ed Americhe, che spiega come le scarse vendite nel settore alimentare – in particolar mondo nell’Europa meridionale – danneggeranno i profitti della società.

Fonte: Bloomberg