Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6023 del 2 settembre 2019, aveva accolto in parte il ricorso in appello proposto da Confida in merito all’annosa vertenza sulla presunta intensa concorrenziale, restrittiva del mercato, tra alcune delle più grandi imprese di gestione italiane la quale avrebbe coinvolto, secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), anche l’Associazione di categoria. In particolare, il Consiglio di Stato, valorizzando le tesi difensive dell’Associazione sul “quantum” della sanzione, aveva chiesto all’AGCM di rideterminare la sanzione in quanto:

  • con riferimento all’entry fee, inizialmente applicata dall’AGCM nella misura del 15% del valore delle vendite, il materiale probatorio prodotto dall’Autorità era privo di “specifica motivazione” che avrebbe potuto giustificate tale importo;
  • in relazione alla mancata applicazione di circostanze attenuanti, “il provvedimento è carente di adeguata motivazione perché non tiene conto dell’effettiva condotta di collaborazione tenuta dall’Associazione e in generale del ruolo complessivo da essa svolta”.

Su tale assunto, il Consiglio di Stato ha ritenuto “necessaria una riduzione del 10% della sanzione irrogata”. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con la delibera pubblicata il 21 ottobre 2019, ha pertanto ridotto del 10% la sanzione prevista per Confida.