Cerca
Close this search box.

Digitalizzazione nel Vending: quale profittabilità?

Michele Amoruso

Digitalizzare. Oggi è l’imperativo di ogni azienda che crede nella tecnologia come mezzo per evolvere. Anche il Vending non ne è immune. Insieme alla sostenibilità, la digitalizzazione infatti rappresenta il tema dominante di questi anni post-Covid. Le tecnologie digitali permeano a tal punto le nostre vite che è sempre più difficile pensare a come si viveva prima, quando non esistevano internet, mail, social network, smartphone… Un mondo che oggi sembra lontanissimo, in cui tutto era più lento ma nonostante questo era “a misura d’uomo”.

Anche il Vending dell’epoca era più elementare e senza orpelli e rispondeva essenzialmente ad una necessità: offrire un (buon) caffè sul luogo di lavoro. Oggi la complessità del settore, in termini di offerta di prodotti e servizi e di richieste dei clienti, è cresciuta esponenzialmente e per dominarla senza esserne travolti diventa essenziale ricorrere ad una tecnologia pervasiva di tutti i processi aziendali. Abbiamo assistito alla “digitalizzazione” – per usare un termine oggi di moda – di molti processi aziendali e dei distributori automatici. Ma non è tutto: per il futuro si prospettano nuove sfide. Oggi, infatti, abbiamo a disposizione tecnologie abilitanti – come reti di telecomunicazioni, display a basso costo, sistemi con grande capacità di calcolo, smartphone ampiamente diffusi – per poter compiere un’ulteriore rivoluzione: digitalizzare il rapporto con il cliente ed il processo di acquisto.

Gli esperti di marketing guardano al Vending come a un settore rimasto “all’età della pietra” dal punto di vista del rapporto con il consumatore e propongono di farlo evolvere utilizzando campagne di marketing, sistemi di loyalty, logiche di up-selling e cross-selling… Estremizzando il concetto, il distributore automatico diventerebbe il locker di un sito e-commerce.

Viene spontaneo chiedersi se questo non solo sia possibile, ma sia davvero opportuno; se il cliente voglia davvero vivere un’esperienza di questo genere. Nel Vending pubblico, dove l’utenza varia continuamente, queste logiche potrebbero essere premianti, ma nel Vending “privato”, dove la pausa caffè è vissuta soprattutto come momento di socialità e di interazione tra persone, il successo dell’operazione non è così scontato, tutt’altro. E poi ci sono i costi necessari per compiere la “rivoluzione” e l’incertezza dei ritorni nel breve-medio termine, altri punti dolenti.

Personalmente, penso che sia necessaria un’analisi approfondita, prove “in campo” e dati concreti sull’applicabilità di queste tecnologie alle varie tipologie di utenti e – va da sé – sulla loro reddittività. Sono sempre stato tra i più fervidi sostenitori dell’innovazione tecnologica ma, come tanti più disillusi di me, mi domando: il gioco vale la candela? L’investimento nelle tecnologie digitali è sempre premiante a prescindere dal campo di applicazione? Nonostante abbia partecipato a diversi dibattiti sull’argomento, purtroppo nessun esperto è mai stato in grado di portare dati concreti sui costi e sui benefici di questi strumenti applicati al nostro settore. La digitalizzazione nel Vending, quindi, cambia prospettiva e la vera sfida non è più come avviarla, ma come renderla economicamente sostenibile. E mentre noi gestori ci mostriamo disponibili ad accogliere le nuove opportunità che le tecnologie digitali offrono, ora tocca a voi produttori dimostrare che tutto questo sia possibile. Anche nel Vending.

 

 

Michele Amoruso

Amministratore Delegato Orasesta Spa

ARTICOLI DELLO STESSO NUMERO
Questo contenuto è riservato agli abbonati.