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Le nuove generazioni del Vending

Michele Amoruso

Il Vending italiano ha oltre 50 anni di storia alle spalle. Un lasso di tempo che permette a una seconda generazione, e a volte persino a una terza, di entrare a far parte dell’Azienda di Famiglia. E l’Italia in tema di family business può dire la sua: al di là del Vending, l’azienda di proprietà di due o più membri di una stessa famiglia è l’assetto imprenditoriale più diffuso nel nostro Paese, in quanto interessa circa l’80% delle imprese*. Anche diverse ed importanti realtà della Distribuzione Automatica sono nate così. Partite da un nucleo familiare, attorno al quale si sono aggregati collaboratori esterni alla famiglia, hanno poi raggiunto dimensioni ragguardevoli nel giro di qualche decennio.

Il “segreto” del successo di una family business è saper gestire il rapporto tra famiglia e patrimonio: due dimensioni non facilmente conciliabili. Quando si riesce a trovare un punto di equilibrio, è allora che l’impresa esprime tutto il suo potenziale e la sua forza.

Ma a volte le cose cambiano e i legami familiari, quella straordinaria forza propulsiva, si trasformano in un punto debole. La storia ci mostra che il passaggio generazionale rappresenta, infatti, uno dei più importanti momenti di “rottura” nel ciclo di vita dell’impresa. Un momento che spesso si rivela fatale per l’azienda: solo il 30% circa delle family business sopravvive alla seconda generazione e poco più del 10% alla terza.

E nel nostro settore? Nel Vending sono ancora molte le aziende che conservano una proprietà familiare e che perseguono sani valori imprenditoriali: abnegazione, dinamismo, creatività, stabilità e visione di lungo periodo.

Se il merito delle prime generazioni è stato quello di adoperarsi con grandi sacrifici per dare vita ad un’impresa che, attraverso i profitti, potesse divenire autosufficiente, oggi il mondo è cambiato e agli imprenditori viene chiesto un passo in più: attenzione al contesto in cui operano. Le conoscenze sviluppate ed una rinnovata sensibilità ci hanno reso consapevoli che le nostre aziende lasciano un’impronta sociale, economica ed ambientale. Positiva quando arricchisce l’ambiente circostante migliorandolo, negativa quando lo danneggia impoverendolo.

Le nuove generazioni dovrebbero rivedere la scala delle priorità che ha animato le “vecchie” generazioni, ponendo al primo posto non solo il profitto, ma l’impatto della propria azienda su Collaboratori, Ambiente e Territorio. Sono queste le tre dimensioni della sostenibilità: Sociale, Ambientale ed Economica. E lo si può fare senza perdere di vista il business. Ci sono tanti – anzi tantissimi – esempi di aziende virtuose in Italia e nel mondo che integrano nel proprio oggetto sociale sia l’impatto positivo sul contesto in cui operano, sia gli obiettivi di profitto; nessun elemento può prescindere dall’altro. Sono le “Società Benefit”: aziende che hanno performance economiche spesso migliori di quelle che perseguono solamente il profitto; ciò significa che arricchire il contesto in cui si lavora fa bene anche all’azienda.

Se le nuove generazioni – come la mia – sapranno percorrere questa strada lodevole e lungimirante, avremo la possibilità concreta di scrivere una nuova e pregevole pagina del Vending.

 

*fonte: “Problemi, criticità e prospettive dell’impresa di famiglia Vol.1” – Claudio Devecchi ed. V&P

 

 

Michele Amoruso

Amministratore Delegato Orasesta Spa

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