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Forno Damiani aumenterà gli investimenti nel Vending

Allo studio nuove referenze snacks attente al benessere e alla sostenibilità ambientale. Nicola Centra, Direttore Generale dell’azienda romana: “Il Vending resta per noi prioritario, ma il settore non sarà più quello del pre-Covid. Servono nuovi progetti. Forno Damiani diventerà hub vaccinale per i suoi dipendenti”

 

Nicola Centra

Dottor Centra, un anno fa, in un’intervista per la nostra testata, disse che non bisognava illudersi sull’uscita immediata dalla pandemia ma che, alla fine, “sarebbe andato tutto bene”. È ancora convinto di queste sue affermazioni?

In linea di massima sì. Nel senso che, come avevo previsto, il mercato del fuori casa fatica a riprendersi. I continui cambi di scenario su riaperture e chiusure e la variabile della colorazione delle regioni per l’incidenza del virus hanno rappresentato degli stop&go logoranti per le attività commerciali e non hanno aiutato di certo la ripresa dei consumi, bloccata dai DPCM e dai Decreti Legge emergenziali ogniqualvolta si intravedeva un po’ di luce in fondo al tunnel.

Le limitazioni pongono un serio freno ai prodotti da impulso, segmento in cui opera Forno Damiani.

Sia sul Vending che sull’Ho.Re.Ca. siamo rimasti su un -50% di vendite rispetto al pre-Covid. L’andamento della GDO è più costante come fatturato. La perdita è stata molto più contenuta, ma non essendo i nostri dei beni di prima necessità essi non hanno mai registrato il boom di vendite di farina, lievito, pasta, riso, ecc. Quindi la Grande Distribuzione non serve a compensare i cali di Vending e Normal Trade.

Il trend di questi primi mesi del 2021 è praticamente uguale.

 

Quindi, andrà, comunque, tutto bene?

La priorità è la salute, perché è da lì che si ripartirà. Rispetto a un anno fa la speranza concreta di uscire da questo incubo c’è e si chiama vaccino, l’unica soluzione risolutiva del dramma del Covid. Chi lo avrebbe mai detto, a maggio del 2020, che ne avremmo avuti addirittura a disposizione più di uno? Ora, però, serve una decisa accelerazione della campagna vaccinale. Il limite più grosso, oggi, è l’approvvigionamento delle fiale, un problema non solo europeo ma mondiale.

Ricordo che se non vaccineremo tutto il pianeta, quindi anche i Paesi più poveri, il Covid rimarrà condizionante per le nostre vite ancora a lungo a causa del pericolo varianti.

 

Forno Damiani aderirà al protocollo nazionale per la vaccinazione nei luoghi di lavoro?

Il giorno stesso della sottoscrizione del protocollo tra Governo e parti sociali, ossia lo scorso 6 aprile, la nostra azienda ha dato la sua adesione al piano.

Quindi Forno Damiani sarà un hub per permettere ai propri dipendenti di usufruire del vaccino. Senza retorica, tutte le aziende dovrebbero mettere al primo posto le loro risorse umane, il patrimonio più prezioso.

 

Quanto ha impattato, come contagi, il coronavirus sull’operatività di Forno Damiani?

Non abbiamo avuto, per ora, contagi in azienda e questo grazie ai nostri rigidi protocolli sanitari interni, alla coscienza e al senso civico dei dipendenti e, inutile negarlo, anche a una buona dose di fortuna.

 

In che modo avete fatto fronte al calo produttivo?

Siamo ricorsi alla cassa integrazione a rotazione e, dove possibile, allo smart working. Per evitare le calende greche sull’erogazione, da parte del Governo, di ristori/sostegni, e non mettere in sofferenza i lavoratori, essendo la nostra un’azienda sana abbiamo potuto anticipare direttamente la cassa.

 

Come giudica l’operato del Governo?

Ho fiducia nel Governo Draghi. Mi aspetto un deciso cambio di passo nel piano di rilancio economico e idee e obiettivi chiari per le riaperture, soprattutto nella ristorazione e nel turismo. Serve una road map credibile in base ai numeri della pandemia. Non si può riaprire tutto e subito ma gradualmente in rapporto al calo dei numeri.

 

La storia ci insegna che non può bastare il palliativo dei bonus e dei sussidi per sostenere l’economia reale. Oltretutto, in Italia queste misure son risultate essere insufficienti ed erogate con criteri sbagliati. Perché, andando avanti di questo passo, si morirà di Covid ma anche di fame. Le imprese hanno bisogno di tempi certi per organizzarsi.

Un altro ambito in cui non si può tentennare e procedere al buio è la scuola. I plessi sono luoghi sicuri, ma senza un potenziamento dei trasporti, la logistica che ruota intorno alla scuola rimarrà fonte di contagio.

 

Passiamo al Vending. Come vede il nostro settore?

Lo dissi lo scorso anno e lo ribadisco ora. Non si tornerà più ai livelli del 2019. Le scuole riprenderanno nel tempo a funzionare al 100% ma, ad esempio, lo smart working non scomparirà del tutto da aziende private ed enti pubblici. È una modalità che resterà e verrà regolamentata, sebbene riguarderà solo una parte dei 4/5 milioni di persone che ora lavorano da casa. Ci sarà, comunque, meno gente nei luoghi di lavoro e, di conseguenza, meno consumazioni ai distributori automatici.

Per rilanciarsi, i gestori dovranno ristrutturare la loro attività in modo efficiente, non con l’accetta ma guardando in faccia i numeri. Questa revisione contemplerà anche dei tagli nella forza lavoro. Non è cinismo ma realismo: quando cadrà il blocco dei licenziamenti, migliaia di aziende, quelle che saranno sopravvissute alle pandemia, interverranno in maniera pesante sulle risorse umane. Più gente disoccupata, meno consumi, questa è un’equazione fin banale. Il Vending dovrà adeguarsi.

 

Perché concentrarsi, però, solo sui costi vivi e non, ad esempio, sui prezzi delle consumazioni ai d.a.?

Discorso lodevole ma che il Vending avrebbe dovuto affrontare seriamente con i clienti quando l’economia andava bene.

 

Oggi il mercato non capirebbe e non accetterebbe un aumento dei prezzi.

Piuttosto, i gestori devono guardare con più attenzione alla riconversione in chiave Vending di alcune forme classiche di vendita e a nuove tipologie di locazione. Servono “idee nuove”. Pensare di cercare fatturato e redditività solo ed esclusivamente nei luoghi e nei modi che hanno fatto prosperare la Distribuzione Automatica per oltre mezzo secolo sarebbe una leggerezza imperdonabile per il futuro del settore.

 

Le sue parole possono fare intendere un allontanamento di Forno Damiani dal Vending?

Assolutamente no. Semmai è il contrario: investiremo sempre di più. Le mie sono critiche costruttive. E Forno Damiani darà presto un segnale positivo al mercato. Per noi il Vending resta e resterà un canale strategico. Il nostro reparto R&S si è rimboccato le maniche e sta lavorando a nuovi prodotti che contiamo di presentare al Venditalia di maggio 2022.

Vogliamo riaffermare la nostra leadership nel segmento snacks, essendoci ben chiaro che i gestori, per necessità, opereranno una selezione dei fornitori, privilegiando quelli che sapranno soddisfare la filiera marchio-qualità-prezzo.

 

Cosa avete in serbo per i gestori?

La nostra rinnovata partnership col canale passerà attraverso prodotti dai contenuti importanti. Non ci discosteremo dal core business, che resta la panificazione, ma con un focus particolare sull’healthy food. Uno dei cambiamenti che si trascinerà dietro il post-Covid sarà una fortissima spinta verso le tematiche della sostenibilità e della responsabilità sociale d’impresa. Per chi fa snacks questo riguarderà non solo gli ingredienti ma il packaging.

La gente cercherà piacere palatale unito a sicurezza alimentare e lotta agli sprechi e ai rifiuti. E Forno Damiami sarà certamente pronta a dare il suo supporto di marca leader a tutti i clienti del Vending.

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