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Nessun sviluppo tecnologico nel Vending senza standard adeguati

Protocolli di oltre 30 anni fa sono al limite delle loro capacità e possono rappresentare un “collo di bottiglia” per uno sviluppo tecnologico al passo coi tempi. In fase di start-up un progetto ambizioso tra Confida e Politecnico di Milano

 

Undici anni fa, quando cominciai a scrivere per “Vending Magazine”, la Distribuzione Automatica si poneva già alcune domande:

• Perché le soluzioni di telemetria non decollano?

• Perché il controllo operativo e contabile di centinaia di migliaia di distributori viene fatto ancora con strumenti proprietari?

Queste domande sono ancora attuali nel 2019. In verità la questione “controllo” ha subito un’accelerazione dovuta, sostanzialmente, a fattori esterni: principalmente la legge sui corrispettivi che ha fissato un minimo comun denominatore tecnologico al quale tutti si sono dovuti adeguare. Il contenuto tecnologico di questo passaggio rimane, in ogni caso, piuttosto modesto.

La telemetria, già nata nei primi anni del terzo millennio, ha subito alcune variazioni di tipo “semantico”, ma dopo un decennio la distanza rispetto ad altri settori che dispongono di dispositivi “remoti” utilizzati su larga scala rimane abissale.

La domanda che ci poniamo è: per quali ragioni il Vending paga questo ritardo tecnologico? Chiaramente non è mai corretto identificare una sola causa in scenari complessi come questo ma riteniamo che il ruolo degli standard sia fondamentale nello sviluppo delle tecnologie e nella fruizione semplice delle stesse.

COSA MANCA AL VENDING?

Ci sono due problemi:

• standard proprietari e molto vecchi.

• innesto di standard aperti tardivo, quindi senza più spinta verso una vera innovazione.

Il tema standard merita un excursus storico che proporremo nei paragrafi successivi.

Sugli standard aperti facciamo un semplice esempio rappresentativo: l’utilizzo dell’infrarosso come strumento di comunicazione verso l’esterno per l’invio dei dati contabili. La tecnologia nasce nei primi anni ’90 e il Vending la adotta su livelli significativi dopo quasi un ventennio. Oggi l’Irda rappresenta un limite non marginale nella scelta “libera” dei terminali e dei dispositivi mobili per gli ARD e i tecnici “di campo” perché è un sistema obsoleto e ormai sostituito da tempo da altre tecnologie.

Gli standard propri della Distribuzione Automatica nascono tutti nel secolo scorso. Negli ultimi 20 anni non ci sono novità di rilievo se non aggiustamenti e ottimizzazioni.

IN PRINCIPIO FU L’ELETTROMECCANICA

I primi distributori automatici nascono negli Stati Uniti all’inizio degli anni ’60.

Sono dispositivi elettromeccanici di bevande fredde relativamente semplici con sistemi di pagamento anch’essi di tipo meccanico. Non esistono ancora protocolli, microprocessori, ma solo connessioni elettriche e relè.

Non esistono standard ma dispositivi proprietari prodotti da marchi storici come Dixie-Narco per conto di grandi imbottigliatori (Coca-Cola e Pepsi-Cola).

Molti ricorderanno la quantità di connettori e varianti (ad esempio tensioni operative) disponibili per i diversi tipi di distributore. Il massiccio 8-way Jones, i più leggeri AMP a 12 vie e l’infinità di varianti per pilotare da 1 fino a 10 prezzi.

Il mondo dei distributori elettromeccanici si divide fondamentalmente in 3 grandi gruppi: americano, europeo e asiatico. In ogni gruppo sono presenti derivazioni e personalizzazioni create dai vari fabbricanti. Il sistema di pagamento (tipicamente validatore o rendiresto) controlla la vendita.

In Italia viene prodotto un piccolo capolavoro di ingegneria con la Faema E61, distributore elettro-penumatico che consente di preparare automaticamente il caffe espresso.

Ha inizio, quindi, in questi anni, l’era del sistema di pagamento cosiddetto “Master” cioè controllore del credito e del processo di autorizzazione della vendita.

Al distributore automatico viene lasciato solo il controllo meccanico ed elettrico delle variabili interne (temperature, motori, attuatori).

ANNI ’80: L’ERA DELL’ELETTRONICA

I microprocessori cominciano ad entrare anche nel settore del Vending. I sistemi di pagamento devono adeguarsi e possono compiere un salto prestazionale importante proprio grazie all’elettronica. Dopo una parantesi ibrida (con protocollo seriale e parallelo) del Micromech (americano) nasce il primo protocollo seriale per mano di Mars Electronics col nome di “Protocol A”, al secolo noto come “Protocollo Executive”, nato per gestire la gettoniera rendiresto e adattato negli anni per essere utilizzato anche da sistemi cashless. In quel momento si crea una “deviazione” importante dell’Europa rispetto all’America che continua a utilizzare distributori di tipo elettromeccanico.

L’Italia in questa fase comincia una sua personale “deriva” determinata da una situazione unica tra i Paesi più industrializzati: la mancanza di monete. I sistemi cashless sono la risposta vincente che richiedono periferiche poco comuni al Vending europeo fino a quel momento: validatori di moneta e validatori di banconote.

Dopo quasi 40 anni l’Executive rimane il Protocollo più utilizzato nei Paesi latini.

La diffusione dei sistemi cashless ha determinato un crescente bisogno di controllo che ha portato i sistemi di pagamento progressivamente a specializzarsi anche nella gestione dei dati contabili creando, perciò, un “bivio tecnologico” che ha separato le strade e le evoluzioni di America ed Europa.

ANNI ’90: ARRIVA IL PROTOCOLLO MDB

Sempre su richiesta di Coca-Cola US viene sviluppato da Coinco un nuovo protocollo seriale denominato MDB (Multi Drop Bus) mentre in Giappone, sempre per richiesta dello stesso cliente, nasce una variante denominata VCCS.

Il NAMA (associazione statunitense del Vending) adotta l’MDB come standard nel 1994 e nel 1998 viene unificato con l’ICP (copia dell’MDB con estensioni dedicate al cashless) sviluppato in Europa per conto dell’EVMMA (European Vending Machine Manufacturers Association) Oggi è l’unico protocollo Vending di interconnessione Macchina-Periferiche che può essere definito standard a livello mondiale.

Negli stessi anni nasce (grazie all’Associazione Vending Tedesca-BDV), il primo “seme” del protocollo EVA-DTS, altro standard riconosciuto a livello europeo e americano per la rilevazione dati contabili.

Quindi, mentre in Italia, e in parte dell’Europa, si pensava ad arricchire e sistemare (spesso in maniera empirica) il protocollo Executive, venivano praticamente ignorati l’MDB e l’EVA-DTS.

Tutto ciò ha portato l’Europa, e in particolare il nostro Paese, a sviluppare soluzioni proprietarie per la rilevazione dei dati contabili. La più nota e “rivoluzionaria” è stata la DataKey di Coges che ha portato affidabilità e semplicità in un mondo che si stava strutturando con strumenti costosi e meno performanti.

C’è stato un momento di incontro dei tre protocolli: MDB, Executive ed EVA-DTS? Sì.

È avvenuto prima l’incontro tra Executive e MDB. Nei primi anni 2000 nasce sempre più l’esigenza di trovare un modo standard di far convivere rendiresto, lettore di banconote e sistema cashless. Alcuni produttori cominciano a creare soluzioni “ibride” dove il master (sistema cashless o rendiresto) si collega in Executive verso il distributore automatico e in MDB verso le altre periferiche. Un utilizzo non considerato nella stesura dell’MDB ma sicuramente efficace.

Oggi questo tipo di architettura è molto comune nei Paesi ad alta diffusione di Executive e ha consentito ai gestori di poter allargare il ventaglio di offerta e scegliere le singole periferiche in base a criteri di prezzo/prestazioni e non più vincolate a un solo fornitore.

Anche Executive e EVA-DTS si sono incontrati con l’obiettivo di ridurre il numero di dispositivi a disposizione dell’ARD. Le società di gestione più strutturate si sono dotate, infatti, di palmari elettronici per tutte le attività di “carico-scarico” della merce e di controllo degli incassi. I palmari utilizzano una porta a infrarossi per rilevare l’audit proprio come previsto dallo standard EVA-DTS. Questo “incontro” è stato fondamentale nel processo di dialogo con l’Agenzia delle Entrate per sfruttare un meccanismo già collaudato anche ai fini della nuova Legge sui Corrispettivi.

Confida in Italia ha avuto da sempre un ruolo attivo nella promozione interna e manutenzione dei protocolli standard (attraverso EVA e NAMA). L’integrazione dei tre protocolli come descritto sopra e la loro diffusione in Italia è la conseguenza diretta delle attività di Confida.

Proprio il ruolo storico e istituzionale dell’Associazione, supportato da fabbricanti di distributori automatici e di sistemi di pagamento ad alto peso specifico in Europa (e nel mondo), ha portato di recente a una discussione interna (promossa dal Presidente del Gruppo dei Fabbricanti dell’associazione, Roberto Pellegrini ndr) volta alla ricerca di nuovi protocolli.

La domanda che molti addetti nel settore si pongono è: “I tre standard del Vending sono sufficientemente evoluti per supportare quelle tecnologie che si sono sviluppate intorno a noi?”. C’è la necessità di fare un taglio e rivoluzionare o si possono compiere dei passi più graduali?

L’ecosistema del Vending è composto da attori di “vecchia data” ma anche di nuove realtà specializzate in servizi e soluzioni non convenzionali. Pensiamo semplicemente a tre grandi mondi:

• Pagamento con APP,

• Sistemi di telemetria e telecontrollo,

• Pagamento con borsellini aperti (NFC, carte di pagamento).

Non solo le architetture tradizionali (rendiresto/validatore, cashless/chiave, lettore di banconote) devono poter essere scalate con nuove periferiche (prodotte anche da nuovi attori) ma devo assicurare il funzionamento interno, la coerenza dei dati contabili (corrispettivi) e la gestione di una mole consistente di dati bidirezionali da e verso l’esterno.

Protocolli sviluppati oltre 30 anni fa sono già al limite delle loro capacità e possono rappresentare un “collo di bottiglia” importante per uno sviluppo tecnologico al passo coi tempi.

 

IL NUOVO PROGETTO DI CONFIDA

La Commissione Tecnica di Confida, su mandato del Direttivo, ha cominciato a cooperare con il Dipartimento del Politecnico di Milano specializzato in ioT e connettività per ottenere uno studio di massima con l’obiettivo di selezionare eventuali protocolli standard già disponibili sul mercato e condurre, di conseguenza, uno studio di fattibilità.

Si tratta pur sempre di uno studio preliminare che dovrà trovare i giusti approfondimenti e il supporto di altre associazioni (in particolare dell’European Vending Association) ma con un valore strategico importante: lo sviluppo tecnologico non può che essere agevolato, in qualità e in quantità, dall’adozione di standard internazionali e dalla presa di coscienza che, a volte, è necessario operare azioni di discontinuità col passato.

Anche nel Vending…

Mario Majo

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