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Il saluto al Professor Carlo Doglioni Majer

Imprenditore di successo con Rheavendors e grande personalità in campo culturale, ci ha lasciati lo scorso 21 luglio a soli 63 anni

Si è spento sabato 21 luglio, all’età di 63 anni, Carlo Doglioni Majer: il “professore”. Titolare di
Rheavendors, era rappresentante della seconda generazione di famiglia a capo dello storico fabbricante di distributori automatici di Caronno Pertusella, la cui guida aveva ereditato dal padre, il cavalier Aldo Majer (venuto a mancare nel 2013). Carlo Majer non limitava, però, la sua “fama” al Vending, settore che aveva cominciato a conoscere e a “praticare” dal 2001. È stato, infatti, un intellettuale e un artista poliedrico, uomo di cultura stimato in Italia e all’estero. Il suo curriculum vitae è sterminato come le sue conoscenze in tutti i campi del sapere.

Ha concepito e condotto trasmissioni per Rai RadioTre, BBC e France Culture.

Ha scritto libri e saggi sul rapporto tra musica e letteratura.

Dal 1987 al 1991 è stato direttore artistico de “I Pomeriggi Musicali” di Milano, la più antica orchestra da camera d’Italia.

Nel marzo 1991, a soli 35 anni, venne nominato direttore artistico del Teatro Regio di Torino, diventando il più giovane direttore artistico nella storia degli Enti Lirico-Sinfonici italiani. Grande innovatore, mescolò i celebri titoli della tradizione italiana a musical americani, a capolavori del Novecento, a titoli del Barocco. Tutto il mondo vide le dirette tv del centenario della Bohème – febbraio 1996, con Pavarotti e Freni – e di Otello di Verdi, coprodotto con il “Festival di Pasqua” di Salisburgo e firmato da Claudio Abbado ed Ermanno Olmi.

A fine gennaio 1998, Majer accettò la direzione del Teatro San Carlo a Napoli. Nell’autunno 1998 venne invitato dall’Università Federico II di Napoli a tenere il corso di Storia del Teatro Moderno e Contemporaneo. La collaborazione con l’Ateneo napoletano proseguì fino al 2002.

Majer firmò le stagioni 1999-2000 e 2000-2001 dell’Orchestra Sinfonica “Giuseppe Verdi” di Milano.

Anche nella veste di imprenditore della Distribuzione Automatica Majer si è fatto sempre promotore di numerose iniziative culturali.

Sempre molto vicino a “Vending Magazine”, il prof. Majer ha avuto un rapporto sincero, cordiale e costruttivo con la nostra testata, eredità morale e professionale del grande legame di amicizia che aveva unito il cav. Aldo Majer al fondatore della Vending Press, il dottor Gian Franco Fassio. In occasione di un’intervista esclusiva rilasciata alla nostra testata poco tempo dopo la morte del dott. Fassio, Carlo Majer ci disse: “Non posso incominciare questa intervista senza dedicare un ricordo al dottor Gian Franco Fassio. Torino è una città che porto nel cuore e il dottor Fassio era un magnifico esempio della tenacia, della misura e della classe senza ostentazioni tipica dei torinesi veri. Verrà ricordato come una figura fondamentale per la storia della Distribuzione Automatica in Italia. Per la famiglia Majer, per mio padre, per me, era un amico. Mi sento molto vicino ai suoi figli, capisco profondamente il loro dolore. D’altra parte, penso che sia per loro di consolazione l’orgoglio di appartenere, grazie al loro papà, a una delle grandi famiglie del Vending italiano”.

Nella Distribuzione Automatica ha improntato la sua attività di imprenditore sull’innovazione del design e della tecnologia e sull’internazionalizzazione dei mercati, contribuendo a fare del Vending italiano un settore apprezzato in tutto il mondo. Per lui l’impresa famigliare era prima di ogni altra cosa una storia di personalità. E lui di personalità ne aveva da vendere. Il suo modo di guardare il mondo della Distribuzione Automatica era lontanissimo da canoni classici e schemi prestabiliti. Con lui parlavi di macchine, di business, di tecnologia e innovazione ma parlavi anche di scienze cognitive, di musica, di comunicazione, di politica e società, in un caleidoscopio di interessi e argomenti.

Di Carlo Majer ci rimarrà il ricordo delle lunghe chiacchierate. Era un piacere e un motivo di arricchimento culturale sentire disquisire il prof. delle sue passioni e delle sue attività. La sua presenza e il suo carisma ci mancheranno molto.

Queste le parole lasciate in testamento alla sua azienda:

“Guardando indietro, Rhea nei primi anni del XXI secolo era un’azienda molto diversa da oggi. Per trasformarla, ho praticato quella che chiamo la “Pazienza del Giardiniere”, che ritengo sia qualcosa che solo un’azienda di famiglia e con risorse finanziarie proprie possa permettersi: è fatta di pianificazioni a lungo e medio termine, molta pazienza, una continua revisione delle priorità e la consapevolezza che devi essere pronto a rinunciare ai soldi facili se non vuoi perdere di vista gli obiettivi finali.

Ho anche imparato che se cerchi risposte intelligenti devi fare domande molto intelligenti e che il fulcro della tua crescita, l’unico fattore che devi sempre avere sotto controllo, è affrontare e accettare i cambiamenti. L’Europa ha molta paura del cambiamento, ma il cambiamento – che è fatto di selezione ed evoluzione, come la bellezza – è ciò che ci tiene in vita.

Ho amato Rhea tanto quanto l’opera, o anche di più, e sono davvero orgoglioso di ciò che ho conseguito. Il Gruppo ormai è diventato ciò che io chiamo “an extended family business”, perché non è ispirata e realizzata solo da un nucleo familiare ma da un gruppo più vasto di persone che hanno trascorso tanto tempo con me da poter essere considerati famiglia a tutti gli effetti. Conoscono il mio modo di pensare e agire. Sono (e non uso la parola spesso) amici. Sono persone brillanti e sono sicuro che porteranno avanti la mia eredità, ricordando me e il mio esempio, e magari lavorando anche meglio di quanto ho fatto io.

Prima di lasciare il tema della Rhea, il mio pensiero va a tutti i dipendenti. Non voglio perdermi nella retorica sentimentale, ma credo di avervi trattati tutti e sempre con rispetto ed equità e credo che le condizioni del lavoro in Rhea siano migliori di quelle della maggior parte delle imprese italiane.

Certo, bisogna lavorare. Ma io spero che possiate sempre farlo con tutto l’impegno e l’orgoglio di appartenere a un Gruppo che in questi anni ha continuato a crescere e a essere guardato come un modello di impresa familiare. Non lasciatevi mai sedurre dalle brutte idee che circolano oggi invitandovi al razzismo, alla divisione, al rinunciare a essere una società migliore. Abbiamo clienti in tutto il mondo, alla Rhea non esistono culture e religioni che non siano rispettate e benvenute; da ognuna di loro possiamo sempre imparare qualcosa e trovare le soddisfazioni che l’Italia non ci dà”.

La famiglia Fassio e la redazione di Vending Magazine porgono le loro più sentite condoglianze alla famiglia Majer e a Rheavendors.

IL RICORDO DEL BOARD DI RHEA VENDORS GROUP S.P.A.

“Durante gli anni Carlo Majer ha costruito e riorganizzato la governance dell’azienda coinvolgendoci e condividendo con tutti noi sin dal principio tutte le decisioni strategiche per la gestione del Gruppo, trasferendoci i suoi solidi principi e il suo innato entusiasmo nel ricercare e sviluppare innovazione con l’obiettivo di mantenere l’azienda ai massimi livelli di qualità raggiungibili.

L’incondizionato amore per l’azienda, la profonda attenzione, il rispetto e la considerazione per la qualità del lavoro di tutte le persone che la compongono sono e saranno i valori a cui ci ispireremo in tutte le nostre decisioni”.

Board of Directors

Andrea Pozzolini

Giorgio Vignati

Frieder Steigler

Cristina Stabilini

Stefano Macchi

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