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Il Vending italiano gode di buona salute? Analisi della “Top 100 – 2016”

Alle aziende Sellmat, GR-Generale Ristorazione, Gruppo Illiria, CDA di Cattelan e Serim la citazione come imprese di gestione più virtuose del settore. Ma sui risultati finanziari di alcune società ha influito la sanzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Il margine sulle vendite è penalizzato dalla crisi dell’OCS. Si inverte in positivo il trend degli oneri finanziari

 

Qual è lo stato di salute delle 100 aziende più grandi del Vending italiano? Lo scopriamo con l’Analisi di Bilancio della “Top 100 – 2016” uscita sul numero di dicembre di VM.

I dati ci sono stati forniti da Cerved che ha utilizzato la sua metodologia proprietaria per il calcolo dei vari indici.

 

Per la lettura completa di tutte le classifiche, in forma tabellare, visionare il PDF di VENDING 341

 

MAI COSÌ ALTI I RICAVI DELLA “TOP 100”

I ricavi complessivi delle 100 aziende più grandi del Vending italiano crescono per il secondo anno consecutivo, arrivando a quota 1.369.496.108 di Euro, con un aumento del 4,08% rispetto alla “Top 100” dell’anno precedente. È il fatturato più alto mai raggiunto da quando esiste questa rilevazione di VM (ovvero dal 1999), superiore al precedente record dell’ormai lontano 2012, quando i ricavi cumulati erano stati di 1,330 miliardi.

Questo exploit è dovuto a diversi motivi e in particolare:

all’incremento del PIL e dell’occupazione. Ciò fa ben sperare, perché il miglioramento di questi indici è proseguito anche nel 2017, per cui i bilanci relativi all’anno che si è concluso da poco dovrebbero averne tratto beneficio;

al processo di concentrazione che interessa ormai da anni il settore del Vending e che prosegue il suo corso. Infatti, la quota di mercato della “Top 100” sul totale era stata stimata nel secolo scorso (1999) al 32,8%. Attualmente siamo al 61%, prendendo come riferimento l’ultimo studio di settore Accenture/Confida. Non è il record assoluto, perché nel corso degli anni sono variati i criteri per la stima del totale. In ogni caso, le prime 6 società raggiungono il 32% del mercato; nel 1999 ci volevano 100 aziende per arrivare a questa quota. Anche all’interno della “Top 100” aumenta la concentrazione, con le prime 10 aziende che possiedono il 58% del fatturato (era il 57,6% nell’anno precedente), nonostante la brusca riduzione dei ricavi di Liomatic.

Tra le prime 5 aziende della classifica ce ne sono 3 che vedono aumentare il fatturato e 2 che hanno una riduzione dei ricavi. Illiria cresce considerevolmente (+17,1%). Bene anche IVS Italia (+7,6%) e Gruppo Argenta (+4,5%). GE.S.A. è in sostanziale parità (-0,1%), mentre Liomatic presenta una diminuzione del 6,4%.

Tra le “Top 20” sono 7 le aziende a registrare una diminuzione dei ricavi, 16 tra le prime 50 e 25 (un quarto del totale) tra le 100.

 

ANCORA GIÙ GLI UTILI

Il risultato netto aziendale è negativo per 15 imprese. Il dato cumulato delle prime 98 aziende (sono state escluse dal calcolo Pellegrino e Camst, per le quali il Vending rappresenta un’attività marginale rispetto al volume di affari complessivo e per le quali è disponibile solo il dato del fatturato dell’attività di gestione) è negativo: -8.758.300 Euro. È il secondo segno “meno” consecutivo, dopo il -10.639.000 Euro della “Top 100 – 2015”. Negli ultimi 10 anni è la quarta volta che accade; il record negativo fu registrato nel 2008 con una perdita cumulata superiore ai 24 milioni di Euro.

La perdita media per azienda è pari a 89.370 Euro. Il valore migliore del decennio si ebbe nel 2012 con un utile complessivo di oltre 40 milioni di Euro e un utile netto medio di 402.293 Euro.

Bisogna evidenziare, però, che il dato 2016 risente della perdita del Gruppo Argenta, pari a -15,255 milioni, di Liomatic (-7,895 milioni), di Supermatic (-6,544 milioni) e di GE.S.A. (-5,163 milioni). Escludendo queste 4 aziende avremmo un utile cumulato di 26 milioni e un utile medio di 278.000 Euro.

La perdita del Gruppo Argenta è dovuta a oneri finanziari netti di 9.223.000 Euro (in peggioramento rispetto ai 7.024.000 Euro del 2015) e soprattutto a oneri straordinari netti di 18.650.000 Euro, dovuti principalmente alla sanzione erogata da AGCM pari a 19,576 milioni di Euro, di cui alla chiusura del bilancio erano state pagate due rate per un importo di 1,302 milioni di Euro, mentre il rimanente è stato contabilizzato nella voce “altri debiti”.

Anche i bilanci di GE.S.A., Liomatic, Supermatic ed altri è stato influenzato dalla sanzione inflitta dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Nelle 97 aziende prese in considerazione della “Top 100 – 2015” (escludendo Pellegrini, Camst e Distributori Automatici Maghetti), 14 avevano chiuso in perdita e 83 in utile. Nella “Top 100 – 2014” ne avevamo 24 in perdita e 74 in utile (erano state escluse dal conteggio Fabbro S.p.a. e Maghetti). Nella “Top 100 – 2013”, 25 in perdita e 74 in utile (per 1 il dato non era disponibile). Nel 2012, 14 aziende chiudevano in perdita, 83 in utile (per 3 ditte il dato non era disponibile). Nel 2011 erano 17 le società col bilancio in perdita, 16 nel 2011.

Quindi, da questo punto di vista, negli ultimi due anni la situazione è risultata essere piuttosto stabile e stiamo tornando ai valori del 2012.

 

 

GLI INDICI DI REDDITIVITÀ

Gli altri indicatori di redditività esaminati, come negli anni precedenti, sono il ROE, il ROI e il ROS.

Il ROE, Return on Equity, è il rapporto tra Risultato Netto e Patrimonio Netto e rappresenta la redditività per i soci.

Il ROI, Return on Investment, è calcolato generalmente come il Risultato operativo sul Capitale investito netto (cioè l’attivo di Stato Patrimoniale al netto dei fondi di rettifica) e rappresenta la redditività della gestione caratteristica. Nel ROI Cerved si preferisce inserire al denominatore il Capitale Raccolto.

Il ROS, Return on Sales, è il rapporto tra Risultato operativo e i Ricavi e rappresenta il margine operativo sulle vendite.

 

ROE: le aziende su cui è conveniente investire

Il ROE medio della “Top 100 – 2016” è di -2,34%, dopo il -3,04% del 2015 e il +2,92% del 2014. Il settore continua, quindi, nella sua difficoltà a riuscire a remunerare il Patrimonio investito, anche se questo dato è pesantemente influenzato dai risultati di Argenta, Liomatic, Supermatic e GE.S.A. Escludendo queste 4 aziende arriviamo, infatti, ad avere un ROE medio di 6,78%.

Negli anni precedenti avevamo avuto valori altalenanti: 1,65% nel 2013, 8,60% nel 2012, 2,71% nel 2011 e 5,59% del 2010, anche se i dati non sono sempre confrontabili.

Tra le 30 aziende maggiori abbiamo valori significativi del ROE per Serim con il 9,20%, Sellmat 12,50%, Dolomatic 12,20%, IVS Sicilia 46,10%, Stop&Go 19,10%, GR – Generale Ristorazione 10,10%, Deltavending 14,90%, CDA di Cattelan 12,70% e Aromatika 19,10%. In queste società è particolarmente conveniente investire con mezzi propri in quanto c’è una buona remunerazione del Patrimonio Netto.

Al Sud e Isole (+2,38%) e nel Nord Ovest (+1,40%) abbiamo valori positivi di ROE, mentre al Nord-Est (-3,04%) e, soprattutto, al Centro (-15,17%) abbiamo valori negativi.

Il ROE naturalmente è composto da un numeratore e da un denominatore e la percentuale che si ottiene risente di entrambe queste grandezze, per cui il valore può dipendere, ad esempio, anche da una eccessiva sottocapitalizzazione, cioè da un Patrimonio Netto particolarmente basso. Al contrario le imprese molto capitalizzate, cioè con un patrimonio netto significativo, a parità di utile hanno un ROE più basso.

 

ROI: Sellmat, Deltavending e CDA “redditizie”

Il ROI misura la redditività operativa sul capitale investito netto e quindi evidenzia due fattori: la capacità di generare reddito operativo (cioè il risultato ottenuto senza considerare gli oneri finanziari, il reddito della gestione straordinaria e le imposte) e quella di riuscirci utilizzando al meglio, e in modo efficiente, gli investimenti, o in alternativa, secondo il metodo Cerved, il capitale raccolto.

Il ROI negativo significa che i ricavi non sono in grado di coprire i costi operativi, cioè quelli dell’attività caratteristica.

Nel 2016, il ROI è negativo per 8 aziende, di cui 4 si trovano nelle prime 7 posizioni per fatturato. Anche nel 2015 era stato negativo per 8 aziende; 14 nel 2014; 15 nel 2013; 17 nel 2012. In casi come questi, i costi operativi (quindi, come abbiamo già detto, senza considerare gli oneri finanziari, le componenti straordinarie di reddito e le imposte) sono maggiori rispetto ai ricavi. Tuttavia si conferma il trend che vede una riduzione del numero di aziende che non riesce a generare una redditività operativa.

Il ROI è anche utilizzato per calcolare la leva finanziaria: se il ROI è maggiore del costo del denaro abbiamo una leva finanziaria positiva, cioè l’indebitamento concorre ad aumentare la redditività degli azionisti. Invece se il ROI è inferiore al tasso di interesse passivo concorre a distruggere valore d’impresa.

La media del ROI nel 2016 è dell’1,33%. Era stata dell’1,89% nel 2015, del 4,98% nel 2014 e dell’11,15% nel 2013. Escludendo Argenta, GE.S.A., Liomatic e Supermatic  il ROI medio sarebbe del 4,90%.

Anche per il ROI i valori migliori sono al Sud e Isole e al Nord-Ovest.

Tra le aziende più grandi, le migliori sono Sellmat (10%), Ovdamatic (12,30%), Deltavending (10,80%), Bassano Distributori (14,20%) e CDA di Cattelan (11,30%).

 

ROS: Il margine sulle vendite influenzato dall’OCS

Il ROS è il margine operativo sulle vendite. La media del 2016 è del 4,16%, in diminuzione rispetto al 6,20% del 2015. Nel 2014 era stato del 5,38%, nel 2013 del 6,36%, nel 2012 del 5,44%, nel 2011 del 6,13% e del 6,31% nel 2012. Rispetto agli ultimi anni, questo indice è ai minimi, probabilmente influenzato anche dalla riduzione del comparto OCS. In pratica, per ogni Euro di ricavo, sottratti tutti i costi operativi, restano 4,16 centesimi.

Relativamente alle aree geografiche, il valore migliore è al Nord-Est (7,18%); al Nord-Ovest abbiamo un 4,80%, al Sud e Isole un 4,27%, mentre al Centro questo indice è negativo (-3,73%).

Tra le “Top 30” valori importanti sono ottenuti da Sellmat (19,10%), GR Generale Ristorazione (24,70%), Deltavending (15,70%), CDA di Cattelan (11,20%) e Aromatika (13,30).

Per quanto riguarda le classi di fatturato, sono le aziende con ricavi maggiori a 50 milioni di Euro quelle che hanno il margine sulle vendite più basso, pari al 2,77%, mentre le aziende con ricavi tra i 5 milioni e i 10 milioni hanno il valore medio più alto con il 6,82%.

Infine 6 aziende chiudono il 2016 con un ROS negativo. Erano 8 nel 2015, 11 nel 2014 e 18 nel 2013.

 

Diminuisce il valore dell’EBITDA sul fatturato

Per il 2016 l’EBITDA medio rispetto al fatturato è del 15,49%, in flessione rispetto agli anni precedenti: 17,51% nel 2015, 18,19% nel 2014 e 17,13% nel 2013.

Valori molto buoni li abbiamo per Argenta (22,63%), GR Generale Ristorazione (30,01%), Deltavending (30,44%), Sellmat (25,84%), Molinari (23,88%) e Aromatika (24,04%).

 

Rapporto di indebitamento a “macchia di leopardo”

Il Rapporto di indebitamento è calcolato dividendo la somma dei debiti consolidati e del totale delle passività a breve termine con il patrimonio netto.

Nel 2016 ha un valore medio di 2,28, di poco inferiore al 2,79 del 2015.

I valori maggiori, che stanno a significare un rischio più elevato, li troviamo nei bilanci IVS Italia (che, per altro, migliora notevolmente il dato rispetto al 2015), IVS Sicilia, SDA 2000, Dorhouse, ecc. I valori inferiori li abbiamo per Sellmat, Ovdamatic, SO.ME.D., Sogeda e GR. Ciò sta a significare che quest’ultime hanno un rischio finanziario particolarmente basso.

 

Più bassi gli oneri finanziari

L’incidenza media degli oneri finanziari sul fatturato totale della “Top 100 – 2016” è del 2,43%, contro il 3,55% del 2015, il 3,17% del 2014, il 3,11% del 2013 e il 2,7% del 2012. Il risultato è buono e determina un’inversione di tendenza rispetto al trend crescente di questo valore negli anni passati, giovandosi anche del permanere di tassi di interesse particolarmente bassi.

IVS Italia è al 6,23%, in netta diminuzione rispetto al 2015; Gruppo Argenta al 4,66% e D.A.EM. al 3,94%.

Tra le aziende più virtuose abbiamo Ovdamatic, Sogeda, DDS, Nuova Cigat, Gedap, Di.To. Break, Distributori Automatici Maghetti, Schio Distributori Automatici, GI.SA. – tutte senza alcuna incidenza – oltre a Cofifast (0,01%), GE.S.A. (0,45%), Gruppo Illiria (0,31%), Serim (0,29%), Orasesta (0,15%), Sellmat (0,12%), Dolomatic (0,21%), CDA di Cattelan (0,12%) ed Espresso Service (0,25%).

Il dato medio 2016 relativo all’incidenza degli oneri finanziari sul MOL è al 16,10%, in riduzione rispetto al 18,94% del 2015 e al 17,03% del 2014.

IVS Italia è al 56,90%, Gruppo Argenta è al 23,20%, Liomatic al 25,20% e D.A.EM. al 49,60%.

I valori migliori sono per Ovdamatic e Sogeda che hanno un’incidenza nulla, Sellmat (0,40%), GR (0,70%), Orasesta (1,30%), CDA di Cattelan (0,60%), Espresso Service (1,40%), Dolomatic (1,10%) e Cofifast (0,10%).

Infine, l’incidenza delle materie prime sui costi si assesta al 32,77% dopo il 34,08% del 2015.

 

CONSIDERAZIONI FINALI

Nell’analisi comparativa si pongono soprattutto in evidenza, per redditività e buon equilibrio complessivo, le aziende Sellmat, GR-Generale Ristorazione, Gruppo Illiria, CDA di Cattelan e Serim. Non dimentichiamo, però, che sui risultati di molte società ha influito la sanzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Una valutazione sui risultati complessivi di ogni azienda sarà fatta in una delle prossime iniziative editoriali di VM.

 

Franco Bompani

Alessandro Borri

www.eidosconsulting.it

  Eidos Consulting Srl

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